Durs Grünbein, Gedicht "Mimosen" - Übersetzung

MIMOSEN

Manchmal spätnachts kehrt er wieder, dieser eine Tag Rom,

Wenn im Zentrum der Glaskugel das Schneegestöber sich legt,

Deine Finger südwärts gleiten, und meine.

                                                                    Das Metronom

Der Stunden setzt aus, und wir sind - in der ewigen Glyptothek.

Noch einmal die Taxifahrt, vorbei an den abgenagten Arkaden,

An den Kapitellen, geköpft von der Zeit, Torsi, von der Sonne gepellt.

Dann die Ankunft hinterm Rücken klatschnasser Najaden,

Um schließlich einzutauchen in Berninis phantastische Welt.

Was es da alles gab! Gazellen in Röcken und hautengen Hosen,

Obelisken, von Elefanten getragen, Marmor, zusammengestückt.

Barocke Wolkenhimmel, die man hier aus Espressotassen trank.

Fliegende Händler verkauften bei Rot an den Ampeln Mimosen.

Ein Tag nur, der bei der Berührung schrumpfte zum Augenblick - 

Eh wir zwei, eng umschlungen, in den Hotelspiegel sanken.

 

 

MIMOSE

A volte a notte fonda ritorna, quel giorno a Roma,

quando al centro della palla di vetro si posa la nevicata,

Le tue dita scivolano verso sud, con le mie.

                                                                        Il metronomo

Delle ore si ferma, e noi ci troviamo - nella gliptoteca eterna.

Ancora una volta il viaggio in taxi, davanti ai portici rosicchiati,

ai capitelli, decapitati dal tempo, busti, spellati dal sole.

Quindi l'arrivo alle spalle delle Naiadi bagnate,

per immergerci infine nel fantastico mondo del Bernini.

Che cosa non c'era lì! Gazzelle in gonne e pantaloni aderenti,

obelischi, portati da elefanti, marmo composto insieme.

Un nuvoloso cielo barocco che qui di poteva gustare dalle tazzine di espresso.

Venditori ambulanti vendevano mimose agli automobilisti fermi al semaforo.

Solo un giorno, che al tocco si rimpiccioliva in un istante -

Eh noi due, stretti stretti, scomparivamo dallo specchio dell'hotel.

(GIANLUIGI SCHIAVI) 

MIMOSE

A volte a notte fonda ritorna, quel giorno a Roma,

quando al centro della palla di vetro la bufera di neve si posa,

Le tue dita scivolano verso sud, insieme alle mie.

                                                                        Il metronomo

Si abbandona alle ore, e noi ci ritroviamo nell'eterna gliptoteca.

Ancora una volta il viaggio in taxi, costeggiando le arcate consumate,

i capitelli, decapitati dal tempo, busti, spellati dal sole.

Poi l'arrivo dietro le schiene delle Naiadi inzuppate,

per immergerci infine nel fantastico mondo di Bernini.

Cos'è che non c'era lì! Gazzelle in gonne e pantaloni aderenti,

obelischi, portati da elefanti, marmo riassemblato.

Cielo di nuvole barocche che qui bevevamo dalle tazzine di espresso.

Venditori ambulanti ai semafori rossi vendevano mimose.

Solo un giorno, che al tocco si restringeva in un istante -

prima che noi due, avviluppati l'uno all'altro, sprofondassimo nello specchio dell'albergo.

(Alessandra Tescione)

Mimose

A volte, in piena notte, ritorna … quel giorno a Roma

Quando si posa la bufera di neve, proprio al centro della palla di vetro,

e le tue mani scivolano verso Sud, con le mie …

Il metronomo

Delle ore si arresta e noi ci troviamo/ci ritroviamo – in un’eterna gliptoteca

Ancora una volta il viaggio in taxi, passando davanti a porticati rosicati/consumati/vecchi,

davanti a capitelli, decapitati dal tempo, torsi, sbucciati dal sole.

E poi, l’arrivo alle spalle di Naiadi bagnate,

Per poi finire coll’immergersi nel magico/fantastico mondo del Bernini.

E che cosa non c’era la !/ Non mancava proprio nulla ! Gazzelle con gonne e pantaloni molto aderenti, obelischi, che venivano sorretti da elefanti, marmo scalfito minuziosamente.

Un cielo barocco ricoperto di nuvole, che diventa possibile degustare/bere da un espresso.

Venditori volanti che vendevano mimose agli automobilisti fermi al semaforo.

Un giorno solo - che con un semplice tocco si restringeva/si riduceva a un attimo/a un unico momento -

Eh sì … Noi due, fortemente avvinghiati, che affondavamo nello specchio di una camera d’Hotel.

Giuseppina Offreda

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