Il corso di Diritto romano sarà incentrato su res publicae, salubritas e loro tutela (interdetti e azioni popolari). Questi temi costituiscono una delle «zone d’ombra» della storiografia romanistica. Il regime delle res in usu publico, che tra le res publicae sono quelle destinate all’uso dei cittadini, è caratterizzato dal ruolo del civis. In relazione alla tutela di queste res, si intravedono le grandi linee di due «modelli». Un primo modello risulta caratterizzato dalla legittimazione popolare. Al cittadino è affidata buona parte della responsabilità della tutela di tale categoria di res, che realizza attraverso gli interdetti popolari. Un simile modello affonda le sue radici nei principi dell’età repubblicana. Si armonizza con l’organizzazione pubblica propria di questa età, che ha nel populus Romanus, inteso come plures cives e non come entità astratta distinta dai cittadini che la compongono, il centro di imputazione massimo. Al modello repubblicano si va progressivamente sostituendo un modello imperiale, nell’ambito del quale, attraverso un passaggio dal «popolare» al «pubblico» (nel senso di pertinente all’amministrazione pubblica), la cura delle più importanti res in usu publico viene riservata ai magistrati e ai funzionari imperiali, e, attraverso un passaggio dal «popolare» al «privato» (nel senso di pertinente al cittadino in quanto privato), la tutela di alcune di queste res è affidata ai titolari di usi differenziati. Al cittadino in quanto cittadino viene ormai riconosciuto soltanto l'uso e mantenuto un ruolo attivo limitato e circoscritto ad alcune res in usu publico. A quest’ultimo modello si ricollegheranno le moderne concezioni di bene pubblico, costruite secondo lo schema della proprietà individuale dello Stato-persona giuridica, in forza del quale «spetta all'autorità amministrativa la tutela dei beni che fanno parte del demanio pubblico». Da queste più moderne concezioni si discosta il regime dei beni destinati all'uso pubblico così come emerge da una «storia di pronunce» della giurisprudenza italiana che culmina con le sentenze del 2011 delle SS.UU. civili della Cassazione sui «beni comuni».